Bergamotto, quel tesoro di Calabria che combatte il colesterolo cattivo.

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A Brancaleone tre giorni di lavori per scoprire le virtù dell’agrume la cui produzione globale si concentra al 90% in un piccolo territorio nel cuore della Locride. Gli esperti presenteranno ulteriori ricerche sui suoi benefici per la salute e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e discuteranno della sua importanza per l’industria profumiera e per l’arte dolciaria REGGIO CALABRIA – Fa bene al cuore, consente di tenere sotto controllo il colesterolo alto, è un disinfettante naturale e aiuta le vie respiratorie. E’toricamente noto per essere il prodotto base per la cosmesi della grande industria italiana e francese, ed è un aromatizzante straordinario per l’arte dolciaria più raffinata, ma alcune ricerche recenti lo segnalano soprattutto come un frutto dalle straordinarie capacità curative. Nella provincia di Reggio Calabria lo chiamano “l’oro verde”, e in effetti il bergamotto è oro perché a fronte di una produzione molto contenuta rappresenta una scommessa economica e scientifica su cui gli operatori agricoli locali puntano in maniera decisa.

“Il bergamotto, medicina del cuore” è il titolo del convegno di tre giorni (si concluderà domani) che si tiene a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria, per analizzare dal punto di vista scientifico le potenzialità d’uso in campo medico ed alimentare dell’agrume calabrese. Un simposio approfondirà le potenzialità e le nuove scoperte fatte da esperti e ricercatori sulle 350 componenti di un frutto prodotto di cui il 90% della produzione è ristretta in un piccolo fazzoletto di terra che va da Villa San Giovanni, sullo Stretto di Messina, a Siderno, nel cuore della Locride.

Mille e 500 ettari di agrumeti in tutto, che forniscono una media annuale di 200 mila chili di bergamotto lavorato e spremuto per ottenere un’essenza da collocare su un mercato mondiale in continua espansione. Colore cha va dal verde al giallo, a seconda del grado di maturazione, il bergamotto ha le dimensioni di una normale arancia e l’aspetto che, a un occhio poco attento, potrebbe apparire quello di un limone. Difficile da mangiare, a causa del suo sapore forte, la sua essenza (per farne in chilo ci vogliono circa 200 frutti) è però sempre più richiesta dai mercati per gli usi più diversi.

E’ recente l’uso che se ne fa per le sue proprietà curative. Fa bene al cuore e il suo impiego è ad esempio indicato per tenere sotto controllo il colesterolo in eccesso, contribuendo così a prevenire malattie cardiovascolari come ictus, aterosclerosi e l’infarto. Una spremuta di bergamotto per il paziente che soffre di colesterolo alto potrebbe arrivare a significare la riduzione di farmaci dai fastidiosi effetti collaterali.
Ma non è tutto, sempre in tema di salute, l’essenza di bergamotto avrebbe anche effetti benefici nel trattamento di stati ansiosi e come antidepressivo, come indicato da alcune pratiche di aromaterapia. Effettuare suffumigi con alcune gocce di olio di bergamotto, oltre all’azione calmante, può fornire un aiuto per il benessere delle vie respiratorie che potranno godere delle sue capacità antibatterica e antinfiammatoria. Per le sue proprietà, il bergamotto è ritenuto poi un rimedio naturale anche come disinfettante e antivirale. Sempre in tema di benessere, ha capacità antiossidanti e applicato sulla pelle può infine essere utile per cicatrizzare piccole ferite e combattere le micosi alle unghie.

Un toccasana naturale, insomma, prodotto soltanto nella provincia di Reggio Calabria in virtù della qualità dei suoi terreni alluvionali e argillosi. Le zone migliori per mettere a dimora la pianta (conosciuta anche con il nome di Citrus Bergamia, appartenente alla famiglia delle Rutaceae) sono quelle in area collinare, esenti da gelate e ben soleggiate. Si tratta infatti di un albero che mal sopporta gli sbalzi di temperatura e che deve essere sempre irrigato. Le sue origini sono misteriose. Molti autori lo fanno provenire dalla Cina, dalla Grecia, da Pergamo (l’antica Troia); altri dalla città spagnola di Berga dove sarebbe stato importato da Cristoforo Colombo di ritorno dalle Canarie. Sta di fatto che la pianta attecchisce solo in determinate aree e anche se nel mondo si produce anche in Asia, è il frutto calabrese a contenere la maggiore ricchezza di componenti chimici.

Passando dalla salute all’alimentazione, anche in cucina il bergamotto viene sempre più utilizzato, soprattutto nell’arte dolciaria: è infatti un eccellente aromatizzante per caramelle, canditi, torroni, gelati, liquori e bibite varie. Molto più noto e antico è, in conclusione, l’uso che se ne fa nella profumeria. L’essenza di bergamotto, grazie alla sua freschezza, è l’ingrediente fondamentale non solo dell’acqua di Colonia classica, ma anche di numerosi altri delicati prodotti di profumeria. Per aromatizzare i saponi deve essere impiegata con cautela data la sua poca stabilità con gli alcali. E tuttavia è un prodotto richiesto perché possiede un certo effetto fissativo quando è usato in concentrazioni abbastanza alte e perché armonizza con quasi tutti gli altri olii, trasmettendo ai profumi dolcezza e freschezza. In pratica, svolge diversi ruoli: rinvigorisce e dà brio agli odori più leggeri, evidenzia quelli latenti e, d’altro canto, attenua e migliora alcuni odori troppo forti. In definitiva, si capisce quindi perché il bergamotto sia così impiegato dall’industria profumiera.

Fonte: repubblica.it di Giuseppe Baldessarro

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